Queste pagine sono state scritte per "L'Architettura - cronache e storia", la rivista che Bruno Zevi ha fondato nel 1955 e diretto per tutta la vita. Dirigere quella rivista dopo di lui non poteva significare ripetere e neppure continuare il suo lavoro. La sua avventura non era ripetibile e non continuava. Restano però i semi del suo insegnamento. Uno di essi è il dialogo, che non dovrebbe interrompersi mai, fra architettura e politica, fra progettazione e società, fra idea della casa e della città e idea della comunità di persone, immagine di cittadini che abitano, usano, trasformano, interpretano. E anche fra architettura e governo, fra gli impulsi creativi di chi immagina, disegna e realizza il nuovo e di chi governa l'insieme di ciò che esisteva e di ciò che ci sarà: la cultura di un'epoca.
Questa è la linea tratteggiata che cerco di disegnare... è un percorso che non viene dall'architettura, ma vi passa accanto, il più vicino possibile alla professione di progettare e al mestiere di costruire, affinchè sia mantenuto un legame fra chi riflette e chi realizza, fra chi pensa la società e chi progetta le case e la città...